LegacoopServizi

14 marzo 2016

I 70 anni di Cooplat, una lunga storia di solidarietà e lavoro

cooplat_70

 

È il 1 febbraio 1946. In una Firenze ancora ferita dalla guerra, nove uomini, tutti ex partigiani, compagni nella lotta per la Liberazione, uniscono le forze e si costituiscono in cooperativa per iniziare un’attività “autonoma, senza padroni” nel settore delle pulizie. Cinquecento lire di capitale sociale, racimolate con grande fatica in tempi di carestia, e alcune firme in calce all’atto vergato dal notaio Guglieri. È lui a consigliare fin da subito di abbandonare il nome “Partigiani Toscani” scelto inizialmente. E di optare per “Lavoratori ausiliari del traffico” che rende bene l’idea dell’attività svolta dai soci fondatori con la primissima commessa conquistata: un lavoro duro e faticoso come la pulizia delle carrozze dei treni di Ferrovie dello Stato a Santa Maria Novella. Qualche timbro e la L.a.t., poi meglio conosciuta come Cooplat, è nata.

Settant’anni dopo, quella cooperativa è un’azienda che conta quasi tremila addetti di cui oltre 1.400 soci, attivi in 12 regioni d’Italia nei settori del Facility management e dell’ecologia, delle manutenzioni e dell’energia. Un’impresa cooperativa che ogni anno fattura, con una crescita continua, circa 100 milioni di euro. E che nonostante i numeri in espansione, resta fortemente radicata sul territorio con numerosi progetti di solidarietà e un impegno costante nel sociale che tramandano lo spirito mutualistico delle origini. Stamani al Teatro del Sale a Firenze, la festa di compleanno di Cooplat. Una mattinata di incontro e riflessione sul futuro della cooperazione insieme alla città e alle istituzioni, tra cui il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti e il governatore della Toscana Enrico Rossi, per rendere omaggio ad una lunga storia di lavoro, impegno e solidarietà.

Festeggiamo un traguardo importante – dice il presidente di Cooplat Fabrizio Frizzie sapere che non ci sono in Italia molte aziende così longeve con la stessa ragione sociale, ci carica di grande responsabilità. Dal ’46 ad oggi è cambiato il mondo, ma Cooplat ha saputo rendersi protagonista nel cambiamento: è riuscita ad innovarsi, espandersi, diversificare la sua attività. Lo ha fatto senza mai tradire i valori delle origini. Intergenerazionalità, solidarietà, legalità e partecipazione sono i fari che seguiamo da sempre. E la buona cooperazione genera buona impresa, che nella realtà delle cose si traduce in qualità del lavoro e del servizio offerto. La continua innovazione di un’organizzazione solidale per natura, flessibile per scelta, competitiva per qualità e orgogliosa della propria libertà, può rappresentare un valore aggiunto sia per l’economia che per la dinamica sociale del Paese. Un traino nella crisi economica, finanziaria e per certi versi anche morale di questi ultimi anni”.

2cooplat_70

La storia di Cooplat è sempre strettamente legata a quella della città in cui è nata, come la giornalista Elisabetta Vagaggini descrive nel libro sulla cooperativa “Lungo i binari del tempo”, illustrato da Giulio Picchi, presentato con la sua terza edizione in occasione delle celebrazioni del 70ennale. Nel 1965 ad esempio Cooplat perse l’appalto con Ferrovie che per quasi venti anni ne aveva caratterizzato l’attività. Un periodo davvero buio per i soci lavoratori, a cui da lì a breve avrebbe fatto seguito la terribile alluvione che investì Firenze il 4 novembre ’66. Ma è proprio da quel drammatico frangente che Cooplat riuscì a rinascere. I soci della cooperativa, da alcuni mesi senza lavoro, si presero cura fin da subito dei volumi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze gravemente danneggiati, prima come “angeli del fango” volontari, poi con un incarico specifico: dopo essere stati formati da esperti nazionali e internazionali, nel 1967 dettero vita al Laboratorio di restauro del libro, ancora oggi riconosciuto come uno dei maggiori al mondo, che nel 1976 divenne un organismo permanente della Biblioteca.

Da lì in poi inizia il percorso di crescita della cooperativa, che acquisisce negli anni una importante serie di appalti, dagli Uffizi alle Poste fino alla Regione Toscana, e si espande con la sua attività fuori dal territorio fiorentino. Prima a Siena, dove approda grazie all’assorbimento di Pulicoop, un piccola cooperativa di sole donne impegnata nelle pulizie, poi sulla Costa e a Grosseto, dove si avvicina al settore socio – sanitario vincendo un appalto al locale Ospedale. Nel 1975 Cooplat muove i primi passi fuori dai confini regionali, acquisendo un importante appalto in Liguria presso l’Arsenale della Marina Militare. Dalla fine degli anni ’70, inoltre, una scelta strategica nuova e che in seguito risulterà vincente: la diversificazione delle attività. Se fino a quel momento la cooperativa si era sempre occupata di pulizie, movimentazione merci e restauro, dal 1978 in poi si cimenta nel settore delle manutenzioni, dell’ecologia, della gestione dei rifiuti urbani e del verde, ampliando le proprie competenze e la competitività.

Cooplat continua a crescere negli anni ’80 e ’90. Crescono i cantieri e il fatturato ma soprattutto la forza lavoro, la base sociale della cooperativa. Che acquisterà piano piano alcuni tratti salienti che ancora oggi mantiene. Innanzitutto la presenza di un’alta, prevalente componente femminile. Oggi, su circa tremila addetti in totale tra soci e lavoratori, quasi 2.000 sono donne (di cui un migliaio socie). Consistente, inoltre, la presenza di personale straniero, pari al dicembre 2014 a 383 persone, di cui 295 provenienti da Paesi extra Cee. Una cooperativa “in rosa” e multietnica che da sempre ha messo in campo misure e progetti a sostegno del suo corpo sociale variegato ed eterogeneo. A partire dalla ricerca sul personale straniero affidata nel 2011 al Ceuriss fino a quella sulle donne immigrate impiegate in Cooplat presentata nel 2014 dall’Istituto Dirpolis della Scuola Sant’Anna di Pisa. Finalizzate ad accrescere le occasioni di integrazione del corpo sociale, entrambe fanno emergere il senso di appartenenza alla cooperativa sviluppato dal personale immigrato, che nel lavoro in Cooplat – seppur duro, umile e faticoso – rintraccia prima di tutto uno strumento di inclusione sociale.

A testimoniare l’importanza accordata da Cooplat alla qualità del lavoro, non c’è solo l’alto tasso di contratti a tempo indeterminato (su un totale di circa tremila, sono poco più di un centinaio i contratti a tempo determinato e soli 3 i Co.co.pro). Il riconoscimento del lavoro come sinonimo di dignità e occasione per il riscatto sociale si riflette anche nel protocollo di intesa raggiunto nel giugno 2014 con il Centro antiviolenza di Firenze “Artemisia” per l’inserimento lavorativo delle donne vittime di maltrattamenti. Un’intesa fortemente voluta dai soci della sezione fiorentina della cooperativa che ha condotto all’assunzione di alcune donne precedentemente accolte nelle case rifugio di Artemisia che con il lavoro in cooperativa hanno potuto riacquistare una autonomia precedentemente perduta.

Qualità del lavoro è la parola d’ordine anche sul fronte della sicurezza. Dal 2012 al 2014, gli infortuni in Cooplat passano da 221 a 195, l’indice di frequenza scende da 63,7 a 57,4 e l’indice di gravità da 168,7 a 145,3, ben sotto la media nazionale degli infortuni nei settori di riferimento.

A chiusura dell’iniziativa per i 70 anni una tavola rotonda dedicata al tema “C’è futuro nella cooperazione”.

Mi auguro – commenta il presidente della Regione Toscana Enrico Rossiche ci sia molto spazio nel futuro per il movimento cooperativo. Ho assistito ai problemi che avete affrontato, ai sacrifici che avete fatto per fronteggiare la crisi e siete un bell’esempio per chi fa impresa in questo periodo. Siete un punto di riferimento per gli altri, un esempio che brilla nel firmamento toscano”.

All’inizio – dice il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti - c’erano 9 ex partigiani, oggi Cooplat conta 1.400 soci che in 12 regioni danno lavoro quasi a 3mila persone: i numeri raccontano che in questi 70 anni la cooperativa ha saputo fare bene il proprio mestiere, ma dicono anche che lo ha fatto senza perdere per strada i propri valori, perché qui si realizzano le pari opportunità con 2 occupati su 3 che sono donne, si fa integrazione con il 12% dei lavoratori stranieri e si assicura buon lavoro, con il 95% delle persone assunte a tempo indeterminato. Questa capacità di trasformare i valori nei binari su cui far correre l’impresa è l’essenza della cooperazione e il fatto che voi lo continuiate a fare, ogni giorno, è una buona notizia per il nostro Paese”.

Cooplat – è il commento dell’assessore al Lavoro del Comune di Firenze Federico Gianassi – rappresenta una realtà fiorentina di successo che può guardare al futuro con fiducia e ottimismo. È significativo il fatto che la cooperativa abbia scommesso su formazione, qualità del lavoro e sicurezza, parole chiave per tutte quelle imprese che oggi vogliono stare sul mercato ed essere competitive”.

La cooperazione – dice il professor Luca Bagnoli, docente di Economia aziendale all’Università di Firenze – nasce come aristocrazia del lavoro, dove i più avveduti si organizzano per fare impresa, ed è tanto più attuale quanto più ha presente da dove viene. È questo il valore aggiunto di questo tipo di impresa, finché sta sul mercato ma riesce a mantenere un forte legame coi suoi soci, ha raggiunto il suo obiettivo più grande”.

Argomenti: , ,